Irezumi: storia e significato il tatuaggio “alla giapponese” che tutti vogliono

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Irezumi non è solo il termine con cui, in Giappone, ci si riferisce ai tatuaggi (significa, letteralmente, “inserire inchiostro nero”). La lunga tradizione e la consuetudine del popolo giapponese a farsi tatuare, infatti, ha fatto sì che l’irezumi diventasse una vera e propria arte del tatuaggio “alla giapponese”, con un corollario di temi, tecniche di realizzazione, significati specifici.

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Com’è fatto un tatuaggio irezumi?

A partire dalle dimensioni: i tatuaggi irezumi coprono, infatti, quasi sempre l’intera parte superiore del corpo. Nello specifico, secondo la tradizione, i disegni irezumi devono coprire le spalle e i glutei, fino alla parte superiore della coscia e, sulla parte anteriore, il petto a eccezione della zona centrale. Altra caratteristica dei tatuaggi irezumi è che, anche se composti da soggetti diversi, devono seguire un principio di armonia, ogni dettaglio deve integrarsi perfettamente nel complesso dell’opera, proprio come in un quadro.

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La tecnica dell’irezumi

Del quadro e del lavoro creativo dell’artista, del resto, ha molto anche la tecnica di realizzazione del tatuaggio irezumi. Un tatuatore irezumi, infatti, traccia prima con un pennello le linee sul corpo del cliente, poi passa a utilizzare l’hari, una bacchetta di avorio o bambù che ha fissata all’estremità una quantità di aghi che varia da uno (usato per i contorni) a trenta (utilizzati per le ombreggiature). Fatto strisciare sul pennello, l’hari si impregna di colore prima di colpire il corpo a una velocità che può arrivare ai 120 colpi al minuto. La pratica è tanto dolorosa che, almeno in passato, per realizzare tatuaggi irezumi su parti del corpo come le ascelle o l’inguine i tatuatori si dice mischiassero ai colori della cocaina come anestetizzante.

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I temi tradizionali di un tatuaggio irezumi

Quanto ai soggetti tipici del tatuaggio irezumi hanno richiami forti alla cultura e alla tradizione giapponese. Alberi, fiori, animali soprattutto marini, draghi, geishe e samurai sono, infatti, gli elementi più comuni in un tatuaggio irezumi. Tatuaggio che, al contrario di quasi tutti gli altri, nonostante abbia radici storiche anche molto profonde, può non avere chiari significati simbolici.

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Elementi floreali

Tra i soggetti floreali più utilizzati nei tatuaggi irezumi ci sono, comunque, peonie, loti, crisantemi, fiori di pesco. Il fiore simbolo del irezumi è, però, il sakaura (o fiore di pesco) che è un potente simbolo della fragilità della vita ma, allo stesso tempo, un segno dell’armonia con la natura.

Animali (leggendari)

Tra gli animali più comunemente utilizzati per i tatuaggi irezumi, una menzione speciale va alla carpa, quasi sempre disegnata sulla schiena nell’atto di risalire la corrente. Secondo un’antica leggenda, infatti, così facendo una carpa riuscì a risalire fino alla Porta del Drago e per questo fu premiata dagli dei con il dono dell’immortalità, oltre a diventare un simbolo di forza, perseveranza e tenacia. Immancabile anche il drago, disegnato quasi sempre in volo e simbolo di conciliazione degli opposti, saggezza, equilibrio interiore. Anche il leon-cane, nella tradizione giapponese usato a protezione dei templi, è un soggetto ricorrente negli irezumi ed è simbolo di protezione.

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Entità e simboli religiosi

Anche elementi religiosi vengono inseriti spesso nei tatuaggi irezumi: si tratta di preghiere in sanscrito o in giapponese o rappresentazioni entità minori come i due Nio, tradizionali guardiani che allontanano gli influssi maligni.

Soggetti folkloristici e della tradizione

C’è chi sceglie, poi, per il suo irezumi soggetti del folkore nazionale: geishe simbolo di grazia, eleganza, sensibilità e samurai che richiamano l’idea di forza, sacrificio e devozione alla patria fanno compagnia a soggetti più popolari come Kintaro, l’eroe della tradizione, dalla forza immensa rispetto alla sua piccola statura.

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Un po’ di storia dell’irezumi

Le origini dell’irezumi sono fatte risalire al VI secolo a.C., periodo a cui sono attribuibili delle statuette evidentemente tatuate sul corpo. Da allora il tatuaggio irezumi ebbe fortune alterne, almeno fino al XIX secolo, quando l’apertura del Giappone all’occidente sdoganò l’antica arte dell’irezumi anche tra gli “stranieri”: si dice che ne restarono affascinati tanto da volersi fare tatuare anche re Giorgio V e lo zar Nicola II. Curioso è che, mentre il tatuaggio irezumi spopola oggi in tutto il mondo, in Giappone è diventato un segno distintivo degli appartenenti alla mafia gialla, tanto che alcuni locali e bagni pubblici non permettono l’entrata a chi ne abbia uno.

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