Piercing ombelico: storia e controindicazioni

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Il Navel Piercing ovvero il piercing all’ombelico è stato per molto tempo uno dei piercing più apprezzati dalle ragazze, che lo hanno considerato un vero e proprio simbolo di seduzione e di attrazione: una parte del proprio corpo da esporre in pubblico abbellita ed agghindata con un piccolo gioiello prezioso da fare perdere la testa e di grande impatto visivo. Il dolore a forare questa parte del corpo per essere oggetto di esposizione e di decoro dipende molto da persona a persona ma, secondo diverse testimonianze che hanno provato l’emozione ed il brivido nel forare l’ombelico, sembra che questa zona sia meno dolorosa di altre parti da forare per mettere un piercing, come la lingua, le labbra, il naso.

Piercing all’ombelico: un trend sempre più diffuso e rischioso

La moda del piercing, specie all’ombelico risulta essere ampiamente diffusa, soprattutto tra le generazioni più giovani: secondo un’ indagine Eurispes condotta su un campione di 3000 ragazzi di età compresa tra i 12 ed i 18 anni, ha messo in evidenza che oltre il 20% di essi è portatore di piercing. Il piercing all’ombelico è stato lanciato in mainstream per la prima volta dalla top model Christy Turlington, nel lontano 1993, durante uno show di moda a Londra: da allora, questo tipo di piercing è diventato molto famoso e sempre più di tendenza, grazie al video della canzone Cryin degli Aerosmith, dove la protagonista del video, Alicia Silverstone, si fa forare l’ombelico per mettere il piercing.

 

Il bello e il lato positivo del piercing all’ombelico è quello di mettere in risalto una parte molto sexy del corpo femminile: l’addome rassodato e ben tonico da porre in esposizione al pubblico creando un punto di luce e di brillantezza al centro del ventre. In questo modo, con questa moda, si dà maggiore visibilità ad una parte del corpo femminile che è molto sensuale e con un proprio fascino erotico: il piercing all’ombelico è un modo in grado di attirare attenzione e di porre in mostra le formosità del corpo scolpito delle giovanissime.

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 Piercing all’ombelico: il piercer e come si esegue tecnicamente

Per poter eseguire e procedere a forare l’ombelico per abbellirlo con un piercing, ci si deve rivolgere categoricamente ad un piercer dotato di licenza e di autorizzazione per espletare quest’attività professionale. lo stesso deve essere in possesso di una specifica licenza da parte della Camera di Commercio corredata da certificazione della Regione (e quindi della ASL competente): nella realtà, chiunque può accreditarsi la competenza necessaria all’applicazione di un piercing ed effettuare, in qualunque zona del corpo di un individuo, manovre invasive, che rappresentano veri e propri atti chirurgici, in assenza di comprovata conoscenza dell’anatomia, delle norme di igiene, sterilità ed asepsi, nonché delle capacità tecniche atte ad individuare eventuali complicazioni e sapervi porre rapido ed efficace rimedio.

Per eseguire questo tipo di foro non è utilizzata una macchina, come la pistola per fare i buchi alle orecchie, ma gli strumenti necessari e utilizzati per fare il Navel piercing sono le pinzette, il pennarello per segnare il punto dove sarà fatto, gli aghi sterili da 14 mm e molta pazienza e competenza da parte del piercer, che procede a forare il vostro ombelico. Una volta sterilizzata la zona, con un pennarello si andrà a fare il segno sull’ombelico dove incidere, il lembo di pelle che sarà tenuto in tensione dalla pinza del piercer e forato, tramite l’ago, si inserisce il gioiello ipoallergenico: in effetti, il foro è pur sempre una ferita aperta e, per i primi giorni sarà buona prassi, fare attenzione a non impattare o ad urtare l’addome, dove sentirete del dolore.

 Navel Piercing: rischi e controindicazioni

A fronte di questa diffusione e moda, devono essere fatte valutazioni sui rischi e controindicazioni insiti in questa pratica: è necessario prendere seriamente in considerazione la competenza tecnica del piercer ed il rispetto delle norme igieniche. Ciò appare rilevante nel momento in cui per atti di invasività finalizzati al mantenimento dello stato di salute, l’etica professionale e la legge impongono severe norme e l’ottenimento del consenso informato da parte del paziente.

Sarebbe opportuno che chi decidesse di farsi applicare un piercing in qualunque parte del corpo fosse consapevole del fatto che sta per compiere un’azione invasiva e che determinerà o variazioni irreversibili sul corpo e che resterà esposto alla possibilità di conseguenze e complicazioni anche rilevanti e potenzialmente gravi. Il Ministero della Salute ed alcune Regioni sono intervenuti sulla questione con l’emanazione di norme operative, nell’impossibilità di individuare specifici atti legislativi per una attività, che non è classificabile tra le professioni sanitarie, quanto piuttosto tra le pratiche artigianali.

I concetti di sterilità e asepsi sono in realtà assai più complessi di quanto si possa comunemente pensare e troppo spesso ci si contenta di affermazioni del tipo “il posto è pulito e il piercer usa anche i guanti…”. Il praticare un foro sull’epidermide può comportare l’insorgenza di:

  • sanguinamento con possibile contaminazione del piercer e degli strumenti utilizzati,
  • contaminazione del luogo da parte di microrganismi ambientali,
  • contaminazione mediante utilizzo di strumenti non sterili: l’uso di aghi non sterilizzati comporta un rischio del 16% di contrarre l’epatite B, del 12% di contrarre l’epatite C e dello 0,5% di contrarre l’AIDS.
  • il rischio di infezione all’ombelico è elevato: la sua conformazione fisica non sempre è adatta al posizionamento di piercing, l’esistenza di ernie potrebbe cagionare lesioni viscerali, la presenza del piercing può creare problemi in gravidanza, ostacolare alcuni movimenti fisici e interferire con gli abiti.
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